| Filmare la scienza - Il regista dei robot presenta “Ciao,robot” |
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| Fiere&Eventi |
| Scritto da illonghi |
| Sabato 14 Novembre 2009 00:00 |
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Manule Stefanolo, regista di “Ciao robot, parla della progettazione e realizzazione del documentario sull’etica della robotica
“Ciao, robot” sviluppa, attraverso una narrazione basata su storie, il problema posto alla società dai robot, le macchine più potenti mai costruite, destinate a cambiare la vita di molti. Sapremo fare un uso saggio di queste nuove tecnologie?
L’invasione robotica è iniziata. I robot sono e saranno sempre più tra noi. Robot nelle case e negli ospedali; nei posti di lavoro e negli eserciti. Molte di queste macchine sofisticate ci aiutano in lavori impossibili e faticosi; si immergono negli oceani per salvare vite umane e scivolano come serpenti nei cunicoli degli edifici distrutti da catastrofi per cercare i sopravvissuti. Robot che diventano protesi per amputati e disabili; robot piccoli come pastiglie che, ingoiati, monitorano i nostri corpi. Compagni di lavoro, di svago, alleati nei pericoli. Ma, molti di questi robot presentano dei rischi ignoti, dei problemi etici e legali che l’umanità non ha mai affrontato, perché sono problemi nuovi. Per esempio: a chi attribuire responsabilità legali quando a svolgere un’azione è stato un robot intelligente che ha la capacità di scegliere autonomamente tra molte opzioni? Come decidere se una protesi robotica produca un super-uomo? È lecito attribuire “licenza di uccidere” a dei robot soldato? Il film documentario “Ciao Robot”, della durata di 52 minuti, ha cercato di affrontare queste complesse tematiche. L’opera è dedicata a un pubblico vasto, formato da tutti coloro a cui interessano la scienza, la fantascienza, tecnologia e il modo in cui queste possano influire sulle nostre vite. “Quando abbiamo iniziato a pensare alla realizzazione di un documentario sulle problematiche etiche della robotica – scrive Stefanolo - abbiamo capito subito che ci saremmo trovati di fronte a due grandi problemi. Il primo era legato alla necessità di rendere concreta, visibile e quindi cinematografabile la roboetica, ovvero un concetto astratto. Il secondo era invece legato alla difficoltà di sintetizzare, in un video di cinquanta minuti, una scienza complessa come la robotica; una scienza che ha una vastissima gamma di applicazioni: dalla medicina alle armi, dall’archeologia al piacere sessuale. Quattro anni di lavorazione, oltre cento ore di girato, quaranta interviste a scienziati, filosofi e sociologi di dodici nazioni diverse. Questi pochi numeri, meglio di ogni parola, possono rendere l’idea dell’ampiezza del progetto: un “work in progress” che ha trovato strada facendo la sua dimensione stilistica e narrativa. Normalmente si parte da un testo - la sceneggiatura - per passare successivamente alle riprese e, infine, al montaggio. Nel caso di Ciao Robot il lavoro ha avuto un percorso quasi inverso. Inizialmente abbiamo realizzato una lunga serie di interviste a robotici di tutto il mondo. Le interviste sono state trascritte su schede che, in seguito, sono state ordinate per tematiche. Questo lavoro ci ha permesso di individuare i temi ricorrenti, le convergenze e le divergenze di opinioni: ci ha permesso di creare lo scheletro del documentario, intorno al quale avremmo dovuto costruire l’involucro della narrazione”. “Attraverso le parole di Gianmarco Veruggio, il robotico che ha lanciato l’idea della roboetica, dei robotici giapponesi Irochika Inoue e Atsuo Takanishi, dello statunitense Ronald Arkin, del danese Henrik Christensen, degli italiani Bruno Siciliano e Paolo Dario, e di tutti gli altri scienziati e uomini di cultura intervistati, abbiamo cercato di capire quali potrebbero essere i prossimi sviluppi delle “macchine intelligenti” e a quali scenari potrebbero condurci: ogni avanzamento della ricerca può portare ad un beneficio ma mette nelle mani dell’uomo strumenti sempre più sofisticati e potenti: strumenti sempre più pericolosi. Al fine di realizzare un documentario in grado di raggiungere un pubblico il più ampio e generalista possibile era evidente che le parole dei nostri intervistati avrebbero dovuto essere diluite e motivate da un plot narrativo: da una o più storie in grado di rendere manifesta la tensione esistente nella ricerca scientifica tra libertà e responsabilità. Abbiamo cercato e trovato uomini che già oggi collaborano – e in alcuni casi convivono – con i robot. In alcuni casi siamo andati a riprenderli, in altri abbiamo ricostruito le loro storie con immagini di repertorio tratte da servizi televisivi, da vecchi cinegiornali o girate dai robot stessi. Il racconto, in alcuni frangenti, apparirà come un mosaico costruito con immagini tra loro molto diverse ma, come scrisse André Bazin: “il montaggio a posteriori di documenti ripresi per altri fini raggiunge la morbidezza e la precisione del linguaggio”. Alla base del documentario si trova l’idea di una scienza riflessiva, che deve necessariamente porsi domande sul valore sociale di ciò che fa, sul suo impatto ambientale ed economico, politico ed etico: una scienza socially accountable, socialmente responsabile del suo operare, una scienza che si fa negoziando e discutendo attraverso la comunicazione. Per informazioni: Scuola di Robotic Città della Scienza |