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Ecco i robottini degli ambienti estremi

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Scritto da illonghi, 26-05-2008 00:00

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Al Museo della Scienza giornata per il ciclo «Fatti un'opinione». Presentato un prototipo di «ragno», di circa 45 centimetri, in grado di affrontare meglio le asperità del suolo lunare

MILANO - Una giornata intera con i piccoli robot, a farli funzionare, a capirli, a parlarne con gli ingegneri che li studiano e li costruiscono. Robot capaci di esplorare lo spazio e gli abissi, robot capaci di rendersi utili nella vita di tutti i giorni. Un pubblico attentissimo, di età dagli undici anni in su, ha invaso domenica il laboratorio «i.lab Robotica» del Museo della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci» dove Cesare Buratti e Janos Cont hanno mostrato i preziosi, curiosi apparecchi. Mentre nell'auditorium si susseguivano le proiezioni sul tema.

Un paio di laureandi del Politecnico, Leonardo e Filippo (saranno ingegneri in questi giorni), hanno poi presentato il progetto «Amalia» (dal nome di Amalia Ercoli Finzi, unica donna in Italia a insegnare Meccanica orbitale) con cui il «Team Italia» sogna di conquistare un favoloso premio in milioni di dollari messo in palio da Google. Vincerà chi per primo manderà sulla Luna un robot in grado di percorrere almeno 500 metri sulla superficie lunare, di scattare fotografie e di trasmetterle a Terra.

Di Sandro Rizzi
FONTE: VIVI MILANO

In gara, dopo una scrematura tra 590 iscritti, sono rimasti 10 gruppi, per lo più americani e canadesi. Quello italiano è guidato dal professor Alberto Rovetta del Politecnico milanese. Accettata la sfida - il premio è davvero allettante - si sono cercati dei partner, pubblici e privati: perché occorrono prima di tutto soldi, quindi bisogna pensare al lanciatore, alla base di lancio e a tutto ciò che un'impresa del genere comporta. Tra le varie ipotesi allo studio, si è arrivati a un prototipo che invece delle ruote ha sei gambe-zampe - una sorta di ragno di circa 45 centimetri - in grado di affrontare meglio le asperità del suolo lunare. Un corpo adattabile che si assesta a seconda delle situazioni che incontra.

Durante la presentazione, dopo tante ore di lavoro, a un certo punto il robot, in ginocchio, non ce l'ha fatta a rialzarsi. Giustificato: la batteria s'era scaricata.

Dai robot «spaziali» a quelli degli abissi, creature dell'ingegner Gianmarco Veruggio, ricercatore del Cnr, e presidente della Associazione Scuola di Robotica. I robot sottomarini, hanno caratteristiche particolari, perché lavorano in condizioni del tutto diverse dagli altri: per la mobilità e i sensi si ispirano ai pesci, per i sensori a ultrasuoni e per comunicare si ispirano ai delfini.

Il titolo della giornata era «Hai in programma un ambiente estremo?». Ne hanno discusso, nella Sala delle Colonne, Rovetta e Veruggio, stimolati da Sara Calcagnini, responsabile del dipartimento Scienza e Società del Museo e dalle domande. «Fatti un'opinione» è la linea guida di questi incontri: così gli esperti hanno risposto su ogni quesito sui robot. Da quelli sull'utilità, a quelli tecnici, militari, politici, etici: un giorno avremo anche badanti-robot.

   
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