| Scritto da illonghi,
02-03-2008 23:00
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La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo: di robot da guerra, infatti, si sente parlare da qualche anno, ma non capita tutti i giorni che un pezzo da novanta della robotica internazionale come Noel Sharkey, professore presso il Department of Computer Science dell’università di Sheffield in Inghilterra, esprima così apertamente la sua preoccupazione. Durante un intervento al Royal United Services Institute, lo scienziato ha spiegato senza mezzi termini, quanto i primi segnali di una corsa internazionale agli armamenti robotizzati siano ormai evidenti e non più trascurabili. Secondo Sharkey non manca ancora molto tempo, prima che anche i terroristi decidano di sostituire ai kamikaze in carne ed ossa dei robotbomba. Oltre 4000 robot sono attualmente dispiegati in Iraq, dal 2006 gli aerei senza pilota hanno totalizzato 400mila ore di volo e gli Stati Uniti contano d’investire 4 miliardi di dollari entro il 2010 sui sistemi autonomi intelligenti. Considerando che oggi un aereo con autopilota e Gps a bordo può essere realizzato con 250 sterline, prima che la tecnologia venga usata dai ‘cattivi’, occorre una riflessione a livello mondiale. "E’ evidente", ha detto lo scienziato, "l’urgenza di una riunione della comunità internazionale, al fine di valutare i rischi di queste nuove armi, prima che divengano di uso comune e sia troppo tardi per fermarle".
Di FRANCESCA TARISSI
FONTE: LA REPUBBLICA
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