| Scritto da illonghi,
27-03-2008 18:49
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Regole italiane per i costruttori. «Tre confini da non varcare».
A Pisa si insegna agli ingegneri come costruire gli automi rispettando la morale
Una volta c'erano le tre leggi della robotica di Asimov concepite, ma solo in forma letteraria, per la sicurezza degli automi. Oggi c'è la «roboetica » pensata per formare la morale dei costruttori di robot. «Una rivoluzione copernicana— spiega il padre della nuova disciplina Gianmarco Veruggio, ingegnere robotico del Cnr di Genova — perché è inutile pensare a regole da applicare alle macchine ignorando l'educazione di chi le macchine le fa. Un esempio? Se molte auto superano i 200 chilometri orari invece dei 130 consentiti dal codice la colpa non è delle macchine, ma degli umani costruttori». La roboetica è nata in Italia, tra Genova, Pisa e Roma, e ha conquistato il mondo. L'abbiamo esportata come la moda e gli spaghetti. Di etica delle macchine parlano giapponesi e americani, indiani e cinesi. Che si interrogano su come costruire il «buon robot ». Non è più fantascienza. I robot nel mondo sono più di un milione per un giro d'affari vicino ai 100 miliardi di dollari. In Italia per ogni 10 mila lavoratori dell'industria ci sono 100 robot. Macchine impiegate soprattutto nelle catene di montaggio, nella saldatura e nella lavorazione della plastica. I prezzi sono in caduta libera. Un automa, che quindici anni fa costava 100, oggi vale appena 20. La straordinaria evoluzione dei microprocessori, la «materia grigia» dei computer, e delle memorie al silicio, ha poi fatto compiere negli ultimi tre anni al settore un balzo quantistico. Oggi i robot chirurghi sono una realtà e l'Italia è ai primi posti nel mondo tra i produttori di questo tipo di macchine. Come reali sono i micro automi usati per sondare il corpo umano e le protesi cibernetiche da impiantare e connettere direttamente al sistema nervoso.
Una nuova mano
Tra meno di un mese i ricercatori della Scuola Superiore Sant'Anna e dell'Università di Pisa impianteranno una mano a una persona amputata. «La muoverà con il pensiero e, se tutto andrà nel verso giusto, avrà anche sensazioni tattili», spiega Anna Maria Carrozza, direttore della Scuola e tra le prime donne al mondo impegnate nella robotica. Poi ci sono gli automi animali (capaci di interagire con gli animali biologici), le macchine emozionali (in grado di imitare i sentimenti) e persino, una novità in assoluto, i robot piante, che simulano gli organismi vegetali. «E' chiaro che uno sviluppo così vasto della robotica, oggi non più tecnica ma vera e propria scienza, induce a scelte etiche e morali — dice Paolo Dario, direttore dei laboratori hi-tech della Sant'Anna e uno dei massimi esperti di robotica al mondo — Che noi abbiamo già fatto individuando tre confini da non varcare».
No alla guerra
I ricercatori di Pisa hanno detto no a Robocop, ovvero ai sistemi ibridi uomomacchina fini a se stessi e per applicazioni che non siano quelle della salvaguardia della salute dell'uomo. E si sono auto vietati ricerche su automi militari e sessuali. «Un grave pericolo quello della robotica applicata alla guerra — continua Veruggio — Ultimamente il dipartimento della difesa americano ha stanziato 160 milioni di dollari per realizzare una classe di macchine guerriere. Come rischi ci sono nella medicina. Uno dei problemi è quello di stabilire il limite tra organismo umano e meccatronico. Fino a che punto si possono sostituire organi a una persona con parti cibernetiche perché non si snaturi la sua umanità? E il cervello? Oggi è già possibile impiantare chip sui topi e renderli schiavi». A Pisa il professor Dario ha da tempo avviato una «scuola di pedagogia delle macchine»: «Insegniamo ai nostri ingegneri le regole fondamentali dell'etica e come costruire rispettando la morale », spiega il professore.
Dario e suo fratello
Che può essere applicata all'uomo e agli animali. In un laboratorio del Polo Sant'Anna Valdera, davanti alla fabbrica della Piaggio, Dario e i suoi ricercatori lavorano da tempo in compagnia con Alfa, un polpo da scoglio. Vive in un grande acquario ed è diventato amico di tutti. Coccolato e osservato anche per uno scopo scientifico: costruire un robot polpo. Un modo non solo per studiare al meglio la fisiologia di questo animale straordinario ma anche per replicare la potenza dei tentacoli che possono servire a creare macchine utili in situazioni difficili in mare e in terra. La realizzazione di automi marini e anfibi è una delle linee guida dei costruttori di robot italiani. A Pisa si stanno costruendo robot lampreda e salamandra e c'è un progetto per la nascita di Hydronet, il primo centro europeo di robotica marina a Livorno. Un'altra delle novità è il robot pianta. Con un progetto futuro ambizioso: realizzare un organismo meccanico capace di auto evolversi, proprio come le piante che nascono da un minuscolo seme. «Stiamo costruendo le radici e studiando il metabolismo dei vegetali - spiega Dario - . L'idea è quella di poter avere macchine capaci di svilupparsi magari da lanciare su pianeti lontani oggi è fantascienza. Ma se si va a guardare nella storia della scienza quante invenzioni sembravano impossibili?». Accanto a piante e animali ci sono gli umanoidi. Robot dalle sembianze umane. Si stanno progettando automi emozionali, capaci di interagire con uomini e animali. Non avranno inserite nella rom (la memoria non cancellabile) nuove regole di comportamento. «No, l'etica sarà impressa nei loro costruttori», assicura il professor Dario.
Di Marco Gasperetti
FONTE: CORRIERE DELLA SERA
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