| Scritto da illonghi,
09-04-2008 08:33
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Le multe arrivano dal cielo: "Meglio delle telecamere"
Pesa 6,3 kg, è alto una manciata di centimetri, ha un’antenna per muoversi, dei lunghi fili di fibre per raccogliere dati e occhi digitali per osservare nei minimi dettagli quanto avviene a terra, memorizzando le informazioni dentro una sorta di guscio circolare che lo fa assomigliare ad un grosso insetto volante oppure ad mini-Ufo.
E’ questo l’identikit del primo robot destinato a pattugliare i cieli d’America. Il debutto è imminente a Miami, la megalopoli della Florida infestata dal traffico e dalla criminalità organizzata, dove il locale Dipartimento di polizia è convinto di poterlo trasformare in un’arma di sorveglianza assai più efficace delle telecamere posizionate su edifici, semafori e piloni in luoghi troppo spesso già identificati dalla criminalità.
A produrre il robot in miniatura è la Honeywell International, secondo la quale «grazie all’uso di sensori a raggi infrarossi è in grado di identificare con precisione quanto avviene sul terreno» proponendosi come uno strumento utile per smarcherare tanto gli automobilisti spericolati quanto i possibili terroristi.
Tecnicamente si tratta di un drone, ovvero di un velivolo senza pilota ma, a differenza di quelli che volano quotidianamente sui cieli dell’Iraq e dell’Afghanistan per dare la caccia ai terroristi, il mini-robot non ha le fattezze di un aereo in miniatura, assomogliando piuttosto ad un piccolo insetto volante con tanto di code, antenna e occhi.
«La nostra intenzione è di adoperarlo per la sorveglianza tattica quando serviranno ulteriori occhi rispetto a quelli disponibili» spiega Juan Villalba, portavoce del Dipartimento di Polizia, ma sui network locali rimbalzano ben altre voci secondo le quali il sistema di telecamere di sorveglianza sarebbe oramai vetusto, in gran parte inefficiente, ed anziché sostituirlo affrontando una consistenza spesa le autorità di sicurezza avrebbero optato per una sua progressiva sostituzione con un esercito di piccoli robot del cielo, in grado di garantire il controllo di vaste aree, anche per distribuire multe per violazioni al codice stradale.
La Cia immaginò un simile strumento per il controspionaggio negli anni Settanta, quando la preoccupazione era tenere d’occhio le spie sovietiche durante la Guerra Fredda, ma quello che all’epoca fu chiamato «Insectohopter» non è che un lontano parente dell’ultima generazione di droni, capaci di vedere volti, targhe ed oggetti da grande altezza, muovendosi in silenzio e senza farsi vedere da terra.
Se l’esperimento di Miami avrà successo sono molte le città americane che hanno fatto conoscere il desiderio di adottare i piccoli robot e la stessa Fbi non esclude di poterli far entrare nella scuderia di droni senza pilota che già possiede. Ma prima dovrà arrivare il via libera della «Federal Aviation Administration», l’Ente federale dell’aviazione civile, oggetto in questi giorni delle insistenti pressioni dell’Unione delle libertà civili (Aclu), che teme la trasformazione dei mini-robot in spie capaci di violare sistematicamente la privacy dei cittadini restando a centinaia di metri di altezza.
«Già in occasione del posizionamento di numerose telecamere nei luoghi pubblici avevamo sollevato forti perplessità che portassero alla violazione delle libertà personali dei cittadini - afferma Howard Simon, direttore dell’ufficio dell’Aclu in Florida - ma adesso questi ulteriori miglioramenti tecnologici contengono la minaccia di una ben maggiore erosione del diritto alla riservatezza».
Da qui l’ipotesi che l’Aclu possa decidere di invocare di fronte ad un giudice federale l’eventuale adozione dei mini-robot da parte del Dipartimento di polizia, puntando a spingere la Corte Suprema degli Stati Uniti a pronunciarsi sul caso.
Di MAURIZIO MOLINARI
FONTE: LA STAMPA
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