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Primi indizi di vita sul pianeta rosso

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Scritto da illonghi, 13-12-2007 06:30

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Spirit, inviato dalla Nasa su Marte, ha scoperto un habitat perfetto per la formazione di batteri

WASHINGTON - In una minuscola tomba di cristallo, come nelle fiabe care alle bambine, riposano, dice la Nasa, i resti dei possibili marziani. Gratta gratta, dopo anni di spedizioni ed esplorazioni, le zampe del robot mandato dei terrestri, lo Spirit, scoprono sotto la crosta di Marte l'impronta della vita fossile racchiusa in una custodia di silicio fuso, sospetti di batteri, figli invisibili del miracolo dell'acqua, della luce, del carbonio, e la scoperta riaccende i riflettori e i progetti sul pianeta più vicino a noi. Scoperta del tutto casuale, come tante delle grandi scoperte.

Di VITTORIO ZUCCONI
FONTE: LA REPUBBLICA

Frutto di un banalissimo incidente che esaspera milioni di terrestri ogni giorno sulle strade del nostro pianeta, la gomma a terra. Spirit, il robot esploratore che sta viaggiando sulla superficie marziana insieme con la compagna Opportunity da tre anni, era sopravvissuto a tempeste di sabbia, a cascate di polvere che gli avevano annebbiato la vista, a tre durissimi inverni marziani e all'affaticamento del proprio cuore invecchiato oltre ogni attesa di vita. E nella sua odissea marziana si era rotto una delle quattro ruotine, ma non si era fermato. Aveva continuato ad arrancare sul cerchione arando il suolo e scavando tracce.

E' stato proprio in una di queste ferite aperte sulla crosta che il capo degli scienziati della Nasa che lo seguono, Steve Squyres della Cornell University, ha visto qualcosa che lo ha fatto "sobbalzare per l'eccitazione", come ha detto al congresso della Società americana di geofisica. Ha notato una traccia di materiale fresco, arato dalla ruota spezzata di Spirit, molto più luminoso e brillante, pieno di silicio, il metalloide del quale sono fatte le nostre finestre.

Lo studio della zona circostante, l'analisi del suolo, il confronto con i dati precedenti, hanno portato i geofisici a concludere che Spirit era inciampato in una "fumarola" spenta, nello sfogo gassoso di una crepa vulcanica dove le temperature altissime dissolvono tutti i metalli meno il silicio. "Che fosse il segno di una fumarola spenta o il residuo del getto di un geyser - dirà il professor Squyres - la conclusione è la stessa: dove ci sono fumarole o sorgenti di acqua calda, si trova sempre un'enorme quantità di batteri che vi nascono e brulicano. Quello scoperto da "Spirit" è il segno di un habitat perfetto per la formazione di vita batterica".

E da questa conclusione, che arriva dopo anni di discussione attorno al "bacillo", un batterio a forma di bastoncino, che sarebbe stato individuato dai microscopi elettronici su un meteorite di provenienza marziano trovato in Antartide nel 1986, riparte la corsa alla vita su Marte, non soltanto vita fossile, ma vita umana. Quella che future stazioni e basi permanenti dovrebbero accogliere.

E' una piccola grande armada interplanetaria quella che si sta preparando sulla Terra. Nel 2009 partirà il Mars Science Laboratory americano, che dovrà dare il cambio agli ormai esausti Spirit e Opportunity che hanno vissuto per tre anni, quando erano stati previsti per sopravvivere appena tre mesi.

Avrà i mezzi per condurre analisi biologiche, dunque confermare se sotto quel sudario di silicio fuso siano conservati i resti dei batteri marziani. Nel 2011, la Nasa farà volare piccoli aerei, palloni aereostatici capaci di gonfiare e sgonfiarsi con il calore solare e mappare a bassa quota la superfice del pianeta, mentre arriverà dall'Europa ExoMars, il primo robot esploratore europeo.

Ma sarà a metà del prossimo decennio, attorno al 2015, che l'impresa più ambiziosa sarà tentata, il viaggio di andata e ritorno di un vascello spaziale che dovrà portare Marte sulla Terra e restituirci campioni sostanziosi del pianeta. Poi, quando un'altra spedizione attorno al 2020 avrà confermato la fattibilità del viaggio di andata e ritorno, riportando altri campioni del suolo marziano, il salto dell'uomo sarà preparato, non prima del 2030, mentre un'altra base permanente sarà stabilita sulla Luna, dove la Nasa ha promesso di tornare, questa volta per rimanerci.

Anche Bush lo ha promesso, nel 2004, ma senza indicare date né decadi, a differenza di quanto fece Kennedy assicurando che l'America sarebbe arrivata sulla Luna entro gli anni Sessanta, e se i problemi tecnici sono ancora enormi, dalla propulsione alla vita degli astronauti costretti alla coabitazione e all'interazione per mesi e anni, la vera barriera da superare per raggiungere l'obbiettivo Marte non è scientifica, è finanziaria.

Il costo della prima spedizione umana su un altro pianeta del sistema solare è ipotizzata attorno ai 200 miliardi di dollari di oggi, una cifra che non appare neppure astronomica di fronte ai 1000 miliardi verso i quali si sta avviando il prezzo dell'invasione e dell'occupazione dell'Iraq, ma che diverrebbe insostenibile nel clima di profonda indifferenza popolare verso lo spazio. Il bilancio 2007 della Nasa è di 16 miliardi di dollari, meno di un decimo del costo del balzo verso Marte, e inferiore ai finanziamenti che l'ex "fidanzata delle stelle" otteneva dai governi e dai contribuenti americani nel 1969, il tempo dei suoi trionfi e della corsa a ogni prezzo per scavalcare l'Unione Sovietica.

In mancanza di un avversario credibile nella gara alla conquista di Marte, essendo difficile immaginare che i pur ambiziosi cinesi possano rappresentare in pochi decenni l'incubo che gli Sputnik e le Mir crearono per l'America di Eisenhower e di Kennedy o che la "minaccia islamica" possa essere proiettata nello spazio per strappare i fondi, l'asso che la Nasa e i futuri Presidenti potrebbero calare è la speranza di uno sfruttamento minerale del pianeta già chiamato "rosso". Un grande laboratorio geofisico capace di sondare e studiare i possibili giacimenti è in programma con il resto della "Armada" lanciata verso Marte attorno al 2030, nella speranza che per quell'epoca saranno disponibili navette e mercantili interspaziali in grado di riportare sulla Terra quantità di materiali commercialmente utilizzabili. Spendere miliardi di dollari per riportare qualche chilogrammo di materiale non avrebbe senso.

   
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