| Scritto da illonghi,
10-07-2008 00:00
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Anche per i robot "l'abito fa il monaco". Piu' le macchine assomigliano agli esseri umani e piu' si e' portati a credere che possano pensare. A sostenerlo e' stato un gruppo di ricercatori della Clinic for Psychiatry and Psychotherapy all'Universita' RWTH Aachen, in Germania, in uno studio pubblicato sulla rivista PLos One. I ricercatori, coordinati dagli scienziati Soren Krach e Tilo Kurcher, hanno esaminato il modo in cui la gente interagisce con i computer, e piu' specificamente se le persone reagiscono in modo diverso ai computer che hanno un aspetto piu' 'umano'. I partecipanti allo studio hanno giocato al 'dilemma del prigioniero'. Sviluppato dalla RAND Corporation, questo importante gioco mette in competizione due persone. Nella finzione, entrambi i giocatori vengono arrestati dalla polizia e interrogati separatamente.
FONTE: AGI
Ciascun giocatore ha la possibilita' di essere liberato se testimonia contro l'amico, che viene condannato a dieci anni di prigione. Tuttavia, se entrambi rimangono in silenzio, tutti e due finiscono in prigione per sei mesi. Questo scenario e' stato adattato nel corso degli anni per andare fino in fondo su una serie di teorie socio-politiche. In questo studio i partecipanti venivano posti contro quattro diversi compagni di gioco: un normale computer portatile, un robot Lego progettato in modo funzionale, il robot antropomorfico BARTHOC Jr e un essere umano. Tutti i compagni di gioco seguivano la stessa sequenza, un fatto che tuttavia non era rivelato ai partecipanti. I ricercatori hanno osservato che i partecipanti giudicavano il robot antropomorfico come maggiormente competitivo e meno cooperativo rispetto al robot funzionale e al computer. Il compagno umano e il robot antropomorfico non venivano percepiti in modo diverso per quanto riguarda la competitivita'.
Essi hanno anche notato che i giocatori umani ritenevano che fosse piu' piacevole interagire con il robot antropomorfico e che questo fosse piu' simpatico rispetto al robot funzionale.
Per i partecipanti, lo stesso aspetto del robot antropomorfico veniva valutato come piu' umano e le vittorie contro di esso provocavano sensazioni piu' piacevoli rispetto alle vittorie contro il robot funzionale o contro il computer. Questo studio ha fornito le prime prove che il grado di somiglianza agli esseri umani di una 'persona' corrispondente influenza la percezione, la comunicazione e il comportamento. Essi sono riusciti a mostrare che questa modulazione e' lineare; quindi, quanto piu' un agente o un'entita' mostra caratteristiche umane, tanto piu' la gente costruisce un modello della sua 'mente'. Le scoperte permettono anche ai ricercatori di concludere che gli esseri umani alterano il modo in cui si comportano in base a quanto umano appare un robot. Inoltre, quanto meno umano appare un robot, tanto piu' essi si aspettano che esso agisca in modi a loro 'estranei'. Cio' che questo suggerisce e' che quanto piu' un robot assomigli a un umano, tanto piu' gli umani si aspettano che esso agisca come un essere umano. L'Unione Europea ha sostenuto la ricerca attraverso il progetto 'Cogniron' ('Cognitive robot companion'), che e' finanziato nell'ambito dell'area tematica 'Tecnologie per la societa' dell'informazione' (Tsi) del Sesto programma quadro (6'PQ). |
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