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Un braccio di ferro per imparare a muoversi dopo l’ictus

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Robot&Medicina
Scritto da illonghi   
Martedì 16 Marzo 2010 00:00

Dall’Università di Genova, in collaborazione con l’IIT, un nuovo dispositivo aptico per la neuro-riabilitazione

Nel corso degli ultimi anni la scienza ha compiuto numerosi passi in avanti nel campo della progettazione di macchine per la riabilitazione robot-assistita dedicate a persone interessate da patologie cerebro-vascolari. Primi destinatari delle tecnologie in questione sono i pazienti emiplegici sopravvissuti a colpo apoplettico e a loro è dedicato «Braccio di Ferro», un braccio robotico realizzato dai ricercatori dell’Università di Genova in collaborazione con l’Italian Institute of Technology (IIT).

Di Alessandra Carboni

IL ROBOT – Grazie a Braccio di Ferro, i pazienti colpiti da ictus che hanno visto compromessa l’abilità motoria di un braccio potrebbero recuperare più rapidamente la funzionalità dell’arto colpito, così da poter tornare a usarlo. La terapia motoria robot-assistita può essere infatti assai efficace per quanti necessitano di una gestione cronica dei deficit neuromotori, soprattutto quando i robot utilizzati nella riabilitazione sono in grado di modulare adeguatamente l’energia nell’interazione con il paziente. In particolare, gli studi dei ricercatori genovesi si sono focalizzati sullo sviluppo di un sistema di controllo auto adattivo del robot, per far sì che – tramite un ininterrotto monitoraggio dei movimenti – vi sia un adattamento automatico del flusso di forza ed energia con l’uomo. +

TEST E RISULTATI – Un primo test pilota della tecnologia è stato condotto su un gruppo di 10 soggetti emiplegici cronici, sottoposti a terapia con Braccio di Ferro. In pratica, il robot assiste i pazienti mentre cercano di guidare la sua mano meccanica a disegnare la figura di un 8 sulla superficie piana di una scrivania, correggendo minuziosamente direzione e movimenti. Come ha spiegato la dottoressa Elena Vergaro, del team di ricercatori dell’Università, chi sopravvive a ictus «muove il braccio in modo anormale, per esempio sollevando la spalla per alzare il braccio o sporgendosi in avanti invece di estendere il gomito. Mostrando il movimento corretto, il robot può aiutare il sistema motorio del soggetto a imparare, tramite l’esperienza, a riprodurre la traiettoria desiderata». Evitando così che l’apprendimento di movimenti non corretti limiti ulteriormente la capacità di migliorare l’abilità motoria o rischi addirittura di causare altri danni. «I risultati preliminari ottenuti su questo piccolo gruppo di pazienti dimostrano che il sistema è efficace e favorisce miglioramenti statisticamente significativi nelle prestazioni”, ha detto Vergaro, spiegando che nuovi test clinici su larga scala “dovrebbero confermare che la fisioterapia robot-assistita può consentire miglioramenti funzionali nelle attività di tutti i giorni».

 

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